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mercoledì 1 dicembre 2010

mito di Psiche - 7 - il Mondo

Tutti i paradisi crollano; tutti nascondono un serpente di qualche tipo. La natura stessa del paradiso esige che l'oppo­sto si affacci ben presto. Il giardino cristiano dell'Eden ospi­tava un serpente e anche il paradiso di Psiche contiene il suo elemento risvegliante.
Pare che le due sorelle di Psiche (qui possiamo vedere quelle che io chiamo “le congreghe delle donne”, ormai molto diffuso come atteggiamento, anche tra gli uomini), che hanno portato il lutto per la sua perdita (anche se con poca intensità, qual­cuno ha notato), vengano a sapere che la sorella vive in un giardino paradisiaco e ha per marito un dio.
La loro gelosia cresce a dismisura. Si recano sulla rupe alla quale Psiche era stata incatenata e da lì la chiamano nel suo giardino. Man­dano i migliori auguri e si informano sulla sua salute. (non ci vedete chiarissima la nascita della PNL? Afrodite si scatena!)
Psiche, ingenuamente (chiediamoci perché “ingenuamente”) , racconta l'accaduto a Eros, che più volte la mette in guardia sul grave pericolo che sta cor­rendo.
Le dice che se lei presterà attenzione alle sorelle che chiedono continue informazioni accadrà un disastro e le annuncia di quale disastro si tratterà. Il bambino che ora Psiche porta in grembo sarà un dio se lei continuerà a non fare domande; sarà invece un mortale, e femmina, se Psiche verrà meno alla promessa di non fare domande. Ed Eros, in quest'ultimo caso, la lascerà.
(Fermiamoci un momento a riflettere su questo. Cosa significa essere un dio? E perché essere dei non implica la possibilità di domande? Perchè si perde il dono dell’immortalità quando si fanno domande? Perché mortale e femmina? Vi sentire un dio/dea?))
Psiche ascolta e ancora una volta dichiara che non porrà domande.
Ma le sorelle continuano a mettersi in contatto con lei . Alla fine, Psiche ottiene da Eros il permesso di ri­ceverle in visita. (Qual è la parte do noi che ci dà i permessi?)
Poco dopo, le sorelle vengono sollevate dal Vento dell'Ovest e deposte nello stupendo giardino. Piene di ammirazione, esse vengono nutrite e accompagna­te a visitare il luogo. E, naturalmente, sono verdi di invidia nei confronti della fortuna toccata alla sorella. (zoom…cos’è l’invidia? Che relazione c’è tra l’invidia ed i nostri limiti? Che relazione c’è tra l’invidia e la nostra mancanza di coscienza? Parsifal invidia? E il Re Pescatore?)
Pongono molte domande. La povera Psiche, che non è all'altezza dell'interrogatorio, confida che il marito è un ragazzo mol­to giovane, con la barba di primo pelo, che passa il tempo cacciando. Quindi, regala alle sorelle molte cose bellissime e le congeda.
Eros torna a mettere in guardia Psiche, ma lei permette alle sorelle di ritornare. Questa volta, dimenticando quel­lo che ha detto la prima volta, racconta che il marito è un uomo di mezza età, con i capelli d'argento, che copre una posizione importante negli affari del mondo. Quando le sorelle se ne vanno, discutono sulle informazioni ricevu­te e mettono a punto una tresca velenosa. Tornano a tro­vare la sorella per la terza volta e le dicono che suo marito è in realtà un serpente, una creatura orribile che pianifica di divorare lei e il bambino non appena questo sarà nato.
(Qui troviamo …………il mondo direte voi! Eh no, cari ragazzi, qui troviamo noi stessi quando non crediamo in noi. Afrodite è riuscita ad acchiapparci l’anima perché non siamo riusciti a tenerla a bada. Attenzione!)
Le sorelle propongono un piano per evitare che ciò acca­da. Consigliano a Psiche di procurarsi una lampada, di met­terla in un vaso coperto e di tenerla pronta nella camera da letto. Le dicono anche di procurarsi il coltello più affilato possibile e di tenerlo accanto a sé nel letto. Nel mezzo del­la notte, quando il marito sarà profondamente addormen­tato, lei dovrà tagliare la testa della spaventosa creatura. (Chi è questa spaventosa creatura che dobbiamo uccidere costantemente in noi? Forse la nostra parte morbida e accogliente?)
Psiche cede alle sorelle e fa i preparativi: si procura una lampada che possa essere scoperta nel mezzo della notte e un coltello che affila con cura.
Appena sceso il buio, Eros si mette a letto e si addormen­ta accanto a Psiche. Nel bel mezzo della notte, lei toglie il coperchio dalla lampada, afferra il coltello, si erge sul ma­rito e lo guarda. In preda alla meraviglia, alla sorpresa e al senso di colpa vede che lui è un dio, il dio dell'amore e la più bella creatura del monte Olimpo. E tanto scossa e ter­rorizzata da quello che ha scoperto che pensa di uccidersi. Si punge incidentalmente con una delle frecce di Eros e, naturalmente, si innamora di lui.
Psiche, nella confusione, dà una gomitata alla lampada e una goccia d'olio bollente cade sulla spalla destra di Eros, che dal dolore si sveglia. Vede ciò che è accaduto e, essen­do una creatura alata, vola via. La povera Psiche si aggrap­pa a lui e si fa trasportare per un tratto fuori dal paradiso. Ma ben presto cade sulla terra, esausta e desolata. Eros le volteggia accanto. Le ricorda che ha disobbedito, che ha mancato alla parola data. Le dice che, come aveva prean­nunciato, il figlio che lei partorirà sarà un mortale e che lui, Eros, se ne andrà e la punirà con l'abbandono. Quindi se ne vola via.

Questo è un dramma che viene riprodotto e reinscenato innumerevoli volte, matrimonio dopo matrimonio (in macro e vita, dopo vita in micro). Che cosa ci dice il mito, nel suo linguaggio arcaico e poetico, sulla donna e sul suo rapporto con l'uomo? (e di ugnuno di noi con il rapporto con la sua parte maschile?)
Le sorelle simbolizzano le voci di riprovazione che la don­na/uomo ha dentro e che, spesso, le arrivano anche dall'esterno. Una volta stavo accordando il clavicembalo di un amico e non potei evitare di udire una conversazione che si svolge­va in cucina. Diverse donne si incitavano a vicenda a cri­ticare i mariti e la vita matrimoniale. Ecco le due sorelle! Io fui talmente disturbato che radunai le mie cose e me ne andai. Non riuscivo a stare a sentire quelle chiacchiere ve­lenose. Ecco le sorelle all'opera!
Naturalmente, c'è anche l'aspetto positivo. Le sorelle fanno sì che Psiche diventi cosciente, che conosca Eros per quello che è, ma questa conoscenza ha un costo enor­me.
Significa il capovolgimento del vecchio ordine. E spes­so accade proprio così. Per la conoscenza siamo portati a pagare un costo prometeico.
Personalmente, sono terrorizzato da quell'aspetto della donna che le sorelle rappresentano, e nondimeno esso è utile ed essenziale. Non ne consegue necessariamente che, poiché le sorelle compaiono, si diventi coscienti. Si può rimanere bloccati in quel punto e non procedere ol­tre. Si può rimanere bloccati in qualsiasi punto. Ci sono donne, per esempio, che rimangono incatenate alla monta­gna della morte per tutta la vita. Il loro rapporto con gli uomini, in questo caso, risente dell'immagine che hanno del maschio quale terrifico emissario della morte.
Alcune donne vivono effettivamente l'amore come un drago divorante, e in questi casi le sorelle dicono il vero. Erich Neumann afferma che Psiche fu divorata dalla mor­te. Arriva Eros che, in tutta la sua bellezza, è la morte per lei. (e il contrario no?)
Tutti gli uomini sono un po' la morte nei confronti del­le loro mogli, nel senso che ne distruggono lo stato virgina­le e le costringono a evolversi verso la femminilità matura. E paradossale, ma si è allo stesso tempo grati e risentiti ver­so la persona che ci mette sul sentiero dell'evoluzione. L'o­racolo aveva ragione. In senso archetipico, l'uomo rappre­senta la morte per la donna. Quando l'uomo vede sul viso della moglie un'espressione di angoscia, è il momento per lui di essere dolce e cauto; può essere che lei stia risveglian­dosi al fatto che sta un po' morendo come fanciulla. Lui può renderle le cose più facili se capisce.
Di solito, l'uomo non capisce questo processo di morte- resurrezione della donna perché non c'è nulla di analogo nella sua vita. (ora non è più così. Come nelle donne si è svegliato Parsifal, negli uomini si è svegliata Psiche!)
Il matrimonio non è una questione sacrifica­le per l'uomo, mentre invece il sacrificio ne costituisce la caratteristica principale per la donna. Un giorno lei guar­da il marito con orrore perché si rende conto che è presa, intrappolata, alla sua mercè. E se ha figli da quest'uomo, è ancora più legata a lui.
La verità sta nel fatto che la donna attraversa una stupe­facente serie di rapporti con il proprio marito. Lui è il dio dell'amore ed è la morte in cima alla montagna; lui è lo sconosciuto in paradiso e il censore quando lei chiede la coscienza. E, alla fine, lui è il dio dell'amore alla sommità dell'Olimpo quando e se lei raggiunge la propria condizio­ne di dea. Tutto questo è semplicemente sbalorditivo per l'uomo. Non c'è da meravigliarsi che molti uomini si affac­cino guardinghi alla porta di casa, quando vi fanno ritorno ogni giorno, per sapere quale ruolo li attenda. Aggiungete a tutto questo i coinvolgimenti dell'Anima dell'uomo e ne esce una storia assai complessa, e tuttavia una bella storia.
(all’uomo avviene la prima volta che s’innamora: poi abolisce il problema)
Le sorelle rappresentano la pressione evolutiva prove­niente da una fonte inaspettata. Possono essere l'Ombra di Psiche. Jung ha descritto gli aspetti d'Ombra della perso­nalità come quelle parti della potenzialità totale di una per­sona che sono rimosse o non vissute. A causa della manca­ta attenzione, queste qualità rimosse e non vissute riman­gono arcaiche oppure si fanno oscure e minacciose. Le po­tenzialità di bene e male, benché rimosse, rimangono nel­l'inconscio, dove si caricano di energia fino a quando, alla fine, cominciano ad erompere arbitrariamente nella vita cosciente, proprio come le sorelle entrano nella vita di Psi­che.
Se, a livello cosciente, guardiamo a noi stessi soltanto co­me a pura dolcezza e amabilità (come apparentemente face­va Psiche), stiamo trascurando questo lato oscuro ed esso può emergere per spingerci fuori dal nostro paradiso inge­nuo e soddisfatto verso nuove scoperte sulle nostre vere profondità.
Jung afferma che la richiesta di evoluzione della coscien­za viene spesso dall'Ombra. Così le sorelle, queste rappre­sentanti, meno amabili, meno perfette della femminilità più comune, più semplice, possono essere elementi d'Om­bra nel mito di Psiche             il resto non esiste: se c'è Psiche non può esserci Ombra e tutto è Uno

mercoledì 17 novembre 2010

mito di Parsifal - 4

Parsifal

La storia, ora, lascia da parte il re Pescatore e la sua ferita per concentrarsi su un ragazzo talmente poco importante da non avere neppure un nome.
E’ nato nel Galles, che a quell’epoca era un paese ai margini del mondo conosciuto e attraversava un periodo di stagnazione culturale: il luogo apparentemente meno adatto per dare i natali ad un eroe, così come sembrava inadatto un altro luogo che vide la nascita di un altro Eroe.
Che cosa poteva offrire di buono Nazareth?
Chi avrebbe mai pensato che il Galles potesse produrre una risposta alla nostra sofferenza? Il mito c’informa che la nostra redenzione verrà dal luogo che ci sembra meno adatto. (...zoom...servono le aspettative?)
Questo ci ricorda una volta di più che la redenzione dalla ferita altamente sofisticata del re Pescatore, sarà un’esperienza di umiltà. (redimere=liberare, affinchè avvenga bisogna passare dallo spogliarsi di tutto ciò che non rende liberi..zoom sulla parola "compromesso" ).
La parola “umile” trova la sua origine nel latino Humus, cioè terrigno, femminile, non sofisticato. (Afrodite)
Come recita l’ingiunzione biblica: “ finchè non sarete come questi fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli”.
Nel descrivere i vari tipi di personalità Jung afferma che ogni persona si fa guidare da una funzione superiore, delle 4 (pensiero, sentimento, sensazione, intuizione) che formano il temperamento umano.
Inoltre fa parte della psicologia che una funzione inferiore si opponga a quella superiore. (verticalità contro orizzontalità)
Se è vero che la nostra funzione superiore produce la maggior parte dei valori della nostra vita – le forze più evolute della personalità - è anche vero che essa segna la ferita del re Pescatore. La nostra funzione inferiore, la parte di noi che è meno differenziata, ci guarirà da quella ferita. (perchè può succedere questo? Qui s'instaura un concetto molto importante, che sarà bene tenere a mente: il re Pescatore, Parsifal, Afrodite e Psiche, lavoreranno insieme sul "necessario" in una persona armonica).
Così è il Folle innocente che viene dal Galles a guarire il re Pescatore.
Il ragazzo ha origini così misere che, la prima volta che lo incontriamo, non ne conosciamo neppure il nome. Più avanti sapremo che si chiama Parsifal, il Folle Innocente.
Il nome ha anche il significato più profondo di “colui che riunisce gli opposti” il che preannuncia il ruolo risanatore del ragazzo – è un significato simile a quello della parola cine tao.
Parsifal viene allevato dalla madre il cui nome significa tristezza del cuore. Il padre è morto ed il fanciullo non sa nulla di lui. Parsifal non ha né fratelli né sorelle.
Spesso, nei miti, l’eroe detentore non ha padre e cresce in condizioni umili e solitarie.
Parsifal viene allevato in modo primitivo, contadino, indossa abiti filati in casa, non va a scuola, non fa domande ed è assolutamente selvatico.
Nella prima adolescenza, mentre gioca fuori casa, vede avvicinarsi 5 cavalieri adorni della loro imponente attrezzatura: le gualdrappe rosso e oro. L’armatura, gli scudi, le lance e tutti gli equipaggiamenti della cavalleria.
Questo abbaglia a tal punto il povero Parsifal da indurlo a correre a casa e raccontare a sua madre di aver visto 5 dei.
La visione meravigliosa l’ha incendiato ed egli decide di partire immediatamente per unirsi ai 5 uimini straordinari.
La madre scoppia in lacrime vedendo che non c’è modo di dissuadere il figlio dal seguire le orme del padre, che era stato cavaliere ed aveva perso la vita in qualche folle impresa.
Proprio per questo la madre aveva cercato d’impedire a Parsifal di conoscere alcunché del suo lignaggio, ma mai nessuna madre è riuscita a proteggere il proprio figlio dal pericolo, quando il sangue del padre comincia ad agitarsi in lui.
Tristezza del Cuore – questo è il sentimento in un simile momento, di una madre – racconta allora a Parsifal che il padre è stato un cavaliere e che è stato ucciso nell’impresa di liberare una fanciulla.
Anche i suoi due fratelli erano cavalieri ed anch’essi sono stati uccisi ed è per questo che la madre aveva condotto Parsifal in un luogo remoto e lo aveva allevato nelle speranza di poterlo preservare da un simile destino.
La madre benedice Parsifal e lo libera dalla sua protezione. Non può fare a meno di dargli dei consigli quando lui parte: di rispettare le donzelle e di non fare troppe domande. Inoltre, gli fa dono di un unico abito che ella ha filato per lui. Questi sono i due lasciti che lei gli concede: sono i due doni che riverberanno per tutta la storia e che saranno strumentali a mote situazioni complesse che seguiranno.

martedì 16 novembre 2010

Di noi la Grappa migliore - ovvero - Cosa significa morire ogni momento.....


Questo post non è una cosa da poco, quindi se siete di corsa, avete l'amante in chat che vi aspetta, il caffè sul fuoco, il figlio che rompe con i compiti, il coniuge che deve per forza andarsi a fare insieme a voi un giro all'ipermercato, il cane da portare fuori, un lavoro urgente da finire, la lavatrice da stendere...........rimandate la lettura di questo post a quando avrete il tempo da potergli dedicare con calma.

Inserisco un mio inciso al post di Psiche e il Matrimonio con la Morte, perchè è un punto cruciale della nostra esistenza quotidiana, e sarà bene farci un bello zoom.

Non posso correre il rischio che non venga compreso...ognuno di voi che lo comprenderà, oltre a farlo proprio nella sua vita e quindi cambiarne profondamente la tessitura, non potrà che fare lo share....diffonderlo senza fine.

E' la droga sana della vita....a costo zero. Meglio della grappa, del sesso, della cocaina, delle partite...meglio di qualunque cosa abbiate provato.
La propria vita non deve essere un'accozzaglia di caos a casaccio, ma neanche una programmazione a priori di ciò che avverrà. In entrambi i casi ci ritroveremo in mano una Vitamorta, un pasticcio inestricabile in cui noi, la vera vita pulsante, resta ingabbiata e strozzata a tal punto, da non sentirla più neanche vivere. Saremo degli OGM, organismi geneticamente modificati dal di fuori. Questo fuori può essere costituito da tutti i fattori possibili: i genitori, la società, la religione, il lavoro, gli amici al bar..non è importante chi e cosa ci ha portato a questo, l'importante è che la nostra vita sia ormai un lumicino asfitico ormai impossibilitato a brillare, che geme infondo ad un delirio. Chiede il VOSTRO aiuto..quindi rimboccatevi le maniche, datevi un bel calcio nel culo, e procedete......
Ogni Vita, la Nostra Vita, DEVE essere, ogni istante 

UN CAPOLAVORO................
per capirci, siamo questo



e NON questo!!!!



Allora...vediamo un pò il procedimento di come si fa la grappa, lo conoscete? Beh..ve lo rispiego.
Come fare un'ottima Grappa o un'ottima Vita
 L’aspetto fondamentale di tutto il processo distillazione (mandar fuori a stille o gocce, cioè il meglio) è la temperatura di ebollizione dell’alcol etilico, cioè 78,4 gradi centigradi
(la temperatura della vostra vita quant'è? Siete entusiasti? Che temperatura avete la mattina? Com'è la temperatura delle vostre Idee? E dei vostri occhi? E della vostra Voce? E dei vostri Gesti?...).
Che ci succede se è troppo bassa o troppo alta? Pensateci. (causa di qualunque malattia)

Nel metodo tradizionale di distillazione, quello cosiddetto discontinuo, si mettono nella caldaia una quantità prefissata di vinacce

*vinaccia, vale a dire delle bucce degli acini d’uva (non il nostro NUCLEO, ma la buccia, ciò che contiene il nucleo, ma anche che è a contatto con il fuori, la nostra parte che si rigenera, impara, ascolta,ecc) 
La vinaccia ha un ruolo fondamentale nel profilo sensoriale di una grappa semplice (siamo semplici o complessi? Scegliamo), che non ha subito alcun invecchiamento in legno, con piante o loro parti. 
In particolare il vitigno ha un’importanza notevole nella formazione del profilo sensoriale della grappa, soprattutto nel caso dei vitigni aromatici. (non fate tanto gli snob se non ne avete i natali..)
Meno del 30% della vinaccia prodotta in Italia è distillata per produrre grappa: solo quella migliore va in alambicco.(per gli uomini vale lo stesso, ma la % è inferiore) 
Le caratteristiche della vinaccia dipendono molto dai fattori climatici e del terreno su cui è stata coltivata l’uva, dal vitigno o dai vitigni dai quali deriva, (le nostre "radici"), dalle tecnologie utilizzate nell’ammostamento (nostro background) e nella fermentazione (infanzia, adolescenza), dal periodo e dalle modalità della sua conservazione prima di entrare in alambicco (la vinaccia è infatti difficilmente conservabile e si presta a favorire l’attività di un gran numero di microrganismi come batteri, lieviti e muffe che possono rovinarla nel giro di poche ore).(il famoso "sociale")
Dato che la vinaccia è il prezioso residuo della lavorazione dell’uva per farne vino, è evidente che le tecniche di vinificazione hanno un’incidenza notevole sulla sua qualità.(quello che stiamo facendo in questo post sono le indicazioni per un'ottima distillazione della propria vita)
I distillatori preferiscono vinacce derivanti da macerazioni con cappello sommerso (Zucherberg, mio figlio Ruben, io...siamo esempi di cappelli sommersi, cioè persone che si sono volontariamente tenute mezze fuori dal sociale, non aderendo mai a nessuna "congrega"),  mentre le vinacce immediatamente separate dal mosto sono le più difficili da gestire e quelle dal risultato più incerto (perchè immediatamente influenzate, senza lasciar tempo al nucleo di prendere forza e potenza). 
Se la pressatura dell’uva è soffice, rimarrà nella vinaccia un’elevata quantità di liquido che agevola la distillazione.(cos'è la pressatura di una persona?)
 Ottimale sarebbe l’assenza di raspi, perché ostacolano la buona conservazione e la distillazione. ( il raspo, è la struttura base da cui parte l'acino. Se l'umano resta "attaccato" alla struttura che lo ha generato questa sarà sempre presente e d'inciampo nel processo di distillazione.)

E fondamentale sopra ogni cosa il trasferimento veloce della vinaccia in distilleria. (I processi devo essere fatti velocemente. Restare nella vinaccia tropo a lungo porta a depressione e vizio)
Da ultimo una nota interessante. Esattamente come per il vino, l’annata gioca un certo ruolo, influendo sulla ricchezza in acidi e zuccheri, nonché sullo stato di sanità della vinaccia. (Ogni anno ha la sua energia primaria e questo non può essere cambiato neanche per gli umani) e di acqua (di solito al 50%) poi si inizia a scaldare lentamente la caldaia. Quando la miscela di acqua e vinacce incomincia a riscaldarsi, inizialmente sviluppano i vapori delle sostanze più volatili (che hanno cioè una temperatura di ebollizione inferiore) come l’alcool metilico, l’aldeide acetica e l’acetato di etile ( nel caso umano: giudizio, possesso, controllo, potere)  
La condensazione di questi elementi, accompagnata da un odore sgradevole, rappresenta la cosiddetta “testa”, che, come è noto deve essere scartata perché estremamente tossica e pericolosa.
Sostanzialmente si tratta di metanolo che, se ingerito, anche in modiche quantità, può produrre gravi problemi al nervo ottico, fino alla cecità, ma può anche causare la morte. (vedi sopra)



A partire da 78,4 gradi centigradi e sino a 100, abbiamo il “cuore” della grappa, composto da alcol etilico e sostanze volatili che conferiscono gusto e aroma del distillato.(questi sono i nostri "talenti")
Sopra i 100 gradi c’è la “coda”, non pericolosa per la salute ma ricca di impurità e olio amilico, spesso di sapore e odore sgradevoli. (questi sono i nostri "difetti" con cui noi e gli altri con noi, posso tranquillamente convivere, anche se eliminarne un pò, è solo un bene per tutti, noi per primi)

Saper distillare la grappa è quindi un’arte e chi non lo ha mai fatto è bene che si astenga e che si limiti a frequentare e osservare distillatori in grado di operare con grande precisione questa fondamentale suddivisione tra testa, cuore e coda del distillato.


Quest'ultima frase ha un grande significato: ci dice che vivere è un'ARTE, una grande arte, ed i più sono solo destinati ad ammirare coloro che sanno vivere. 
Ma, c'è, un ma. Va sempre data una chance per imparare, e questi miei scritti vogliono esserlo. 
In questo istante in cui scrivo, da questo blog sono passati 741 volte in 6 giorni. Se anche solo 1 ha capito ed è partito nella sua Grappa..io sono felice...

Bien, ritorniamo a quei 4 scalmanati e guardiamo che fanno...

lunedì 15 novembre 2010

mito di Psiche - 3

Il Matrimonio
(si entra nella coscienza)

Psiche rappresenta una preoccupazione per i suoi genitori perché, a differenza delle due sorelle maggiori che sono felicemente sposate con due re del vicinato, nessuno chiede la sua mano. (il mondo di voi single è passato da questo punto?)
Lei viene soltanto adorata.
Il re si rivolge allora ad un oracolo, che è governato proprio da Afrodite.
Questa, invidiosa (cos’è l’invidia? Quando scatta?) e rabbiosa (cos’è la rabbia? La rabbia ha sede nello stomaco, lo sapevate?), fa sì che l’oracolo pronunci un terribile giudizio: Psiche dovrà sposarsi con la Morte, la più brutta, la più orribile, la più spaventosa delle creature. (sposare la Morte….vita/morte/vita)
Psiche dovrà essere condotta in cima ad una montagna,  incatenata ad una roccia e rapita dalla Morte.
Non era possibile opporsi all’oracolo, e quindi i genitori di Psiche non mettono la questione in discussione (dov’è e cos’è l’oracolo in questo nostro tempo storico?).
Organizzano un corteo matrimoniale, cioè un corteo funebre e, come dalle indicazioni ricevute, incatenano Psiche alla roccia che sta in cima alla montagna. Fiumi di lacrime vengono versati, i paramenti nuziali si mescolano ai paramenti funebri, i genitori spengono le torce, tutti se ne vanno e lasciano Psiche sola, nel buio. (ritrovate questa sensazione in voi)
Che cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Psiche si DEVE sposare. Il marito verrà, ma si tratta di un’occorrenza infelice, perché il Marito è la Morte stessa.
La Fanciulla/o muore nel giorno del suo matrimonio e le sue nozze sono un funerale.
(….. matrimonio, convivenze, separazioni, divorzi…….cosa sono ora? Che relazione hanno con la morte?)
Ma questo è istruttivo. Molto delle nostre usanze nuziali sono in realtà usanze funebri. I matrimoni primitivi venivano celebrati proprio in questo senso. Un tempo erano un funerale, una trasformazione, e poi un’esplosione gioiosa. (ora è stato sostituito? Sì o no? E se si, da cosa?)
Numerose consuetudini tuttora in uso traggono origine dalle epoche primitive, quando i matrimoni erano rapimenti e lo sposo ed i suoi amici erano i rapitori. Le damigelle erano le custodi della verginità della sposa. Se un uomo non riusciva a prendersi una donna così, voleva dire che non era degno di lei.
(ora come funziona? Esistono ancora gli amici dello sposo con il loro significato? Esistono ancora le damigelle con il loro significato? Perché non ci sono più i passaggi che determinano una presa di posizione pubblica rispetto a nostre trasformazioni?Cosa porta questo?
Tendiamo a dimenticare tutto questo nel giorno/momento quotidiano del matrimonio, ma è necessario sapere che un matrimonio, con qualunque situazione vogliamo farlo, è un patto di corresponsabilità, un patto di Morte, di trasformazione, di crescita)
Uno dei problemi legati al matrimonio sta nel fatto che non riconosciamo o non osserviamo più questa dualità nell’usanza o nel rituale, e da qui sorgono una serie di problemi.
E tuttavia l’impatto duale è semplicemente inevitabile. (esiste ancora? E se no, da cosa è stato sostituito?
Cerchiamo di rendere ogni “matrimonio” felice ed abbiamo estirpato l’elemento Morte. E’ stato sano? Quante volte vi permettete di morire ogni giorno?)
Se l’elemento Morte non viene vissuto in tempo reale, resterà comunque inagito e si rifarà vivo e dovrà essere “vissuto” in un tempo successivo, sicuramente meno adeguato.
Le donne lo esperiscono poi sottoforma di risentimento e gli uomini di fuga. (ma ora come ora, sia uomini che donne le esperiscono entrambi in continuazione)
Il matrimonio e la sua festa, è un simbolo di tutti i matrimoni possibili. ( In ogni cultura c’è sempre stato, nei rituali e nelle barbarie il permesso ad Afrodite di esprimersi ed a Psiche di portare a coscienza il punto di trasformazione – portare a morte il vecchio dove il nuovo ha le sue radici in modo cosciente, affinchè la mente registri questo passaggio e non torni più indietro)
Allora la Gioia diventa possibile e la Grazia cristiana prende il suo reale significato: dono.
Ad Afrodite non piace che le fanciulle muoiano per mano dell’uomo. Non è nella sua natura essere soggetta ad un uomo. Così, l’Afrodite nella donna/uomo piange o si irrita o fa entrambe le cose quando si sposa. (non vuole che la mente/coscienza limiti il suo istinto)
Anche qui abbiamo modo di osservare il paradosso evolutivo già menzionato sopra. E’ l’Afrodite che condanna a morte Psiche, ma è ancora lei la mezzana che combina i matrimoni. Pure Afrodite piange e s’infuria al matrimonio per la possibile perdita di libertà e del’individualità della sposa, per la perdita della verginità. La spinta propulsiva dello sviluppo verso il matrimonio è accompagnata da uno strappo regressivo verso la libertà e l’autostima delle cose così com’erano prima.
Le nozze costituiscono un momento di grande energia. (Ogni unione, qualunque unione, è nozze..attenzione!)
Tutte le espressioni delle forze elementari si liberano.
Una volta ho visto un cartone animato che riassumeva con grande genialità il potere archetipo del matrimonio. Mostrava i pensieri di ciascuno dei genitori:
- il padre della sposa era arrabbiato con quel ragazzotto tanto audace da togliergli l’influenza che aveva sull’amata figlia (dov'è Il Folle del padre in questa situazione?)
- il padre dello sposo gioiva della supremazia di cui i maschi della comunità godevano per almeno un giorno (dov'è Afrodite in questa situazione?)
- la madre della sposa inorridiva di fronte a quella bestia di sposo che si stava intromettendo a guastare la perfezione che lei aveva creato (dov'è il re Pescatore in questa situazione?)
- la madre dello sposo rabbrividiva di fronte alla creatura che aveva sedotto il suo figliolo così puro strappandolo a lei (dov'è Psiche in questa situazione?)

Il cartone illustrava in questo modo TUTTI gli archetipi primari della psiche umana.
(Warning…questi  4 stati d’animo compaiono in noi, in contemporanea ed indipendentemente dal nostro sesso: impariamo a separarli ed a vederli da fuori, senza emozione)