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lunedì 15 novembre 2010

mito di Psiche - 3

Il Matrimonio
(si entra nella coscienza)

Psiche rappresenta una preoccupazione per i suoi genitori perché, a differenza delle due sorelle maggiori che sono felicemente sposate con due re del vicinato, nessuno chiede la sua mano. (il mondo di voi single è passato da questo punto?)
Lei viene soltanto adorata.
Il re si rivolge allora ad un oracolo, che è governato proprio da Afrodite.
Questa, invidiosa (cos’è l’invidia? Quando scatta?) e rabbiosa (cos’è la rabbia? La rabbia ha sede nello stomaco, lo sapevate?), fa sì che l’oracolo pronunci un terribile giudizio: Psiche dovrà sposarsi con la Morte, la più brutta, la più orribile, la più spaventosa delle creature. (sposare la Morte….vita/morte/vita)
Psiche dovrà essere condotta in cima ad una montagna,  incatenata ad una roccia e rapita dalla Morte.
Non era possibile opporsi all’oracolo, e quindi i genitori di Psiche non mettono la questione in discussione (dov’è e cos’è l’oracolo in questo nostro tempo storico?).
Organizzano un corteo matrimoniale, cioè un corteo funebre e, come dalle indicazioni ricevute, incatenano Psiche alla roccia che sta in cima alla montagna. Fiumi di lacrime vengono versati, i paramenti nuziali si mescolano ai paramenti funebri, i genitori spengono le torce, tutti se ne vanno e lasciano Psiche sola, nel buio. (ritrovate questa sensazione in voi)
Che cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Psiche si DEVE sposare. Il marito verrà, ma si tratta di un’occorrenza infelice, perché il Marito è la Morte stessa.
La Fanciulla/o muore nel giorno del suo matrimonio e le sue nozze sono un funerale.
(….. matrimonio, convivenze, separazioni, divorzi…….cosa sono ora? Che relazione hanno con la morte?)
Ma questo è istruttivo. Molto delle nostre usanze nuziali sono in realtà usanze funebri. I matrimoni primitivi venivano celebrati proprio in questo senso. Un tempo erano un funerale, una trasformazione, e poi un’esplosione gioiosa. (ora è stato sostituito? Sì o no? E se si, da cosa?)
Numerose consuetudini tuttora in uso traggono origine dalle epoche primitive, quando i matrimoni erano rapimenti e lo sposo ed i suoi amici erano i rapitori. Le damigelle erano le custodi della verginità della sposa. Se un uomo non riusciva a prendersi una donna così, voleva dire che non era degno di lei.
(ora come funziona? Esistono ancora gli amici dello sposo con il loro significato? Esistono ancora le damigelle con il loro significato? Perché non ci sono più i passaggi che determinano una presa di posizione pubblica rispetto a nostre trasformazioni?Cosa porta questo?
Tendiamo a dimenticare tutto questo nel giorno/momento quotidiano del matrimonio, ma è necessario sapere che un matrimonio, con qualunque situazione vogliamo farlo, è un patto di corresponsabilità, un patto di Morte, di trasformazione, di crescita)
Uno dei problemi legati al matrimonio sta nel fatto che non riconosciamo o non osserviamo più questa dualità nell’usanza o nel rituale, e da qui sorgono una serie di problemi.
E tuttavia l’impatto duale è semplicemente inevitabile. (esiste ancora? E se no, da cosa è stato sostituito?
Cerchiamo di rendere ogni “matrimonio” felice ed abbiamo estirpato l’elemento Morte. E’ stato sano? Quante volte vi permettete di morire ogni giorno?)
Se l’elemento Morte non viene vissuto in tempo reale, resterà comunque inagito e si rifarà vivo e dovrà essere “vissuto” in un tempo successivo, sicuramente meno adeguato.
Le donne lo esperiscono poi sottoforma di risentimento e gli uomini di fuga. (ma ora come ora, sia uomini che donne le esperiscono entrambi in continuazione)
Il matrimonio e la sua festa, è un simbolo di tutti i matrimoni possibili. ( In ogni cultura c’è sempre stato, nei rituali e nelle barbarie il permesso ad Afrodite di esprimersi ed a Psiche di portare a coscienza il punto di trasformazione – portare a morte il vecchio dove il nuovo ha le sue radici in modo cosciente, affinchè la mente registri questo passaggio e non torni più indietro)
Allora la Gioia diventa possibile e la Grazia cristiana prende il suo reale significato: dono.
Ad Afrodite non piace che le fanciulle muoiano per mano dell’uomo. Non è nella sua natura essere soggetta ad un uomo. Così, l’Afrodite nella donna/uomo piange o si irrita o fa entrambe le cose quando si sposa. (non vuole che la mente/coscienza limiti il suo istinto)
Anche qui abbiamo modo di osservare il paradosso evolutivo già menzionato sopra. E’ l’Afrodite che condanna a morte Psiche, ma è ancora lei la mezzana che combina i matrimoni. Pure Afrodite piange e s’infuria al matrimonio per la possibile perdita di libertà e del’individualità della sposa, per la perdita della verginità. La spinta propulsiva dello sviluppo verso il matrimonio è accompagnata da uno strappo regressivo verso la libertà e l’autostima delle cose così com’erano prima.
Le nozze costituiscono un momento di grande energia. (Ogni unione, qualunque unione, è nozze..attenzione!)
Tutte le espressioni delle forze elementari si liberano.
Una volta ho visto un cartone animato che riassumeva con grande genialità il potere archetipo del matrimonio. Mostrava i pensieri di ciascuno dei genitori:
- il padre della sposa era arrabbiato con quel ragazzotto tanto audace da togliergli l’influenza che aveva sull’amata figlia (dov'è Il Folle del padre in questa situazione?)
- il padre dello sposo gioiva della supremazia di cui i maschi della comunità godevano per almeno un giorno (dov'è Afrodite in questa situazione?)
- la madre della sposa inorridiva di fronte a quella bestia di sposo che si stava intromettendo a guastare la perfezione che lei aveva creato (dov'è il re Pescatore in questa situazione?)
- la madre dello sposo rabbrividiva di fronte alla creatura che aveva sedotto il suo figliolo così puro strappandolo a lei (dov'è Psiche in questa situazione?)

Il cartone illustrava in questo modo TUTTI gli archetipi primari della psiche umana.
(Warning…questi  4 stati d’animo compaiono in noi, in contemporanea ed indipendentemente dal nostro sesso: impariamo a separarli ed a vederli da fuori, senza emozione)

domenica 14 novembre 2010

mito di Parsifal - 3

Il  Folle Interiore

Tutte le notti, una solenne cerimonia ha luogo al Castello del Graal.
 Il re Pescatore giace nel suo letto di dolore (diversamente da quello di Psiche, non è un dolore da solitudine, anzi, è lui che vuole solitudine per immergersi nella ferita, vedremo più oltre prodotta da cosa)  e subisce la propria sofferenza mentre una processione di profonda bellezza si snoda.
Una fanciulla porta la lancia che trafisse il costato di Cristo al momento della crocifissione, un’altra fanciulla porta la patena (piatto liturgico) che resse il pane dell’Ultima Cena, un’altra fanciulla ancora porta il Graal, che risplende di una luce che viene dalle sue stesse profondità.
Ogni persona beve vino dal Graal e vede i propri desideri più profondi realizzati prima ancora che siano espressi: ogni persona, con l’eccezione del re Pescatore ferito, che non può bere dal Graal. (zoom)
Questa è certamente la deprivazione peggiore: essere esclusi dall’essenza della bellezza e della sacralità proprio quando queste qualità sono a portata di mano, rappresenta la più crudele di tutte le sofferenze.
Tutti vengono serviti tranne il re del Graal. Tutti sono coscienti del fatto che il loro stesso centro è deprivato perché il loro re non può condividere il Graal.
(la solitudine del Re è ben diversa da quella di Psiche: l’una prende coscienza della realtà, l’altro vorrebbe essere lui stesso artefice di bellezza)
Ricordo una volta in cui la bellezza mi fu negata proprio in questo modo. Molti anni fa, mi recavo a trovare i miei genitori per le vacanze di Natale e mi sentivo particolarmente solo e in lotta con il mondo. Durante il viaggio passai da San Francisco e mi fermai nella cattedrale che tanto amav dove, quella sera, era previsto un concerto di Handel, il Messia. Decisi così di rimanere per ascoltare quella voce ispiratrice, che non avrebbe trovato risonanza migliore che in quell’edificio immenso, con il suo organo di qualità superiore ed i suoi maestri cantori. A pochi minuti dal’inizio del concerto mi sentii tanto infelice da dovermene andare.  Fu allora che compresi che la ricerca della bellezza o della felicità era vana, dal momento che non potevo partecipare alla bellezza benché essa si trovasse alla mia immediata portata.
Non c’è dolore peggiore e più spaventoso del rendersi conto che la nostra possibilità di amore o bellezza o felicità è limitata. Non è possibile alcuno sforzo esterno se la nostra capacità interiore è menomata. Questa è la ferita del re Pescatore.
(essere un re Pescatore ferito, può durare tutta la vita. Tutti coloro che non gioiscono mai di nulla, chi vuole che il “fuori” cambi, è nella ferita)
Quante volte le donne/uomini hanno evidenziato ai loro compagni che la loro vita era ottima, sia nella famiglia che nel lavoro, che in ciò che avevano…ma nonostante tutto “perché non sei felice?”.
Il re Pescatore in noi è troppo inarticolato per rispondere “perché sono un re Pescatore e sono ferito e non riesco ad entrare in contatto con nessuna di queste cose felici”.
(tipica situazione adolescenziale…la riconoscete? Sana nell’adolescenza perché è lì che la ferita si evidenzia, totalmente insana dopo i 20 anni.
Ora sia uomini che donne “giocano”, non importa a cosa, l’importante è giocare ed alienarsi: questa è ferita.
Guardate quanta gente gioca su Facebook. La new age è la chiara espressione di ferita, la meditazione è ferita, il guru è ferita, il “devo prendermi il mio tempo” è ferita, il BAMBINO INTERIORE è ferita!!!!!!)

Un vero mito c’insegna anche la cura per il problema che esso illustra. Il mito del Graal denuncia in modo acuto e profondo la natura del disturbo dei nostri giorni e ne prescrive la cura in termini assai peculiari. Il giullare di corte – e ogni corte che si rispetti ospita un proprio giullare – aveva profetizzato molto tempo prima che il re Pescatore sarebbe guarito quando un Folle, totalmente innocente, fosse giunto a corte ed avesse posto una domanda specifica. (notare il “aver posto la domanda”)
E’ molto sorprendente, per noi, che sia un Folle a possedere la risposta per la nostra ferita più profonda, ma questa soluzione è ben nota alla tradizione. Molte leggende mettono la cura nelle mani di un Folle o di qualcuno che non sembra adatto a detenere il potere curativo.
Il mito ci dice che è la parte più ingenua dell’uomo quella che può risanarlo e curare la ferita del re Pescatore. Indica che, se un uomo deve guarire, deve trovare in sé un qualcosa che abbia più o meno la stessa età e più o meno la stessa mentalità che lui aveva all’epoca in cui la ferita fu inferta.
Ci dice anche perché il re Pescatore non può guarirsi da solo e perché, quando va a pesca (golf, scacchi, calcio, ecc..ecc..), il suo dolore, benché non si risani del tutto, tuttavia si lenisca.
Perché un uomo possa guarire completamente, deve lasciare che un qualche cosa di totalmente diverso da lui penetri nella sua coscienza e la trasformi. Non c’è guarigione fino a che si conserva la vecchia mentalità del re Pescatore. (ecco..zoom…mentalità, abitudini, “non far fatica”…l’innocenza porta l’entusiasmo e l’entusiasmo porta vita e bellezza)
Ecco perché un uomo/donna, se vuole guarire, deve lasciare che la sua parte giovane e folle entri nella sua vita.
C’è un uomo che, nel mio studio, mi abbaia dietro quando gli prescrivo qualche cosa che per lui è strano o difficile “chi crede che sia io, un pazzo?”, mi dice, e io rispondo “ beh, aiuterebbe”. Questa è una medicina avvilente da accettare.
L’uomo/donna ferito, deve accettare di guardare una parte adolescenziale di sé, per poter guarire dalla sua ferita adolescenziale.
Il Folle Interiore è il solo fattore che può mettersi in contatto con la ferita del re Pescatore.
(Nessuno da fuori può farlo)

sabato 13 novembre 2010

mito di Psiche - 2

L’INQUIETUDINE, sia nella donna che nell’uomo moderno, deriva dalla collisione tra la sua parte di Afrodite e la sua parte di Psiche. L’avere un quadro di riferimento che serva a capire il processo può essere d’aiuto, perché vedendo ciò che STA accadendo, ci si trova già sulla buona strada verso una nuova coscienza.
Riconoscere Afrodite è molto importante. (vedi collegamento con la ferita del re Pescatore)

La giovinezza di Psiche
"Caos in our mind" di Nadagemini

Ora che abbiamo i rudimenti sulla natura di Afrodite (l’antico e più primitivo livello di femminile), osserviamo la nuova arrivata sulla scena: Psiche che nasce da una goccia di rugiada caduta sulla terra.
La terra è il simbolo della coscienza, passiamo dall’oceano alla terra. Invece delle proporzioni oceaniche dell’inconscio senza confini, abbiamo a che fare acque più gestibili, più formate come una goccia di rugiada.
La natura di Psiche è così magnifica, così incorporea, così virginale trasparente, da renderla assolutamente adorabile ma non corteggiabile.
Si tratta di un’esperienza terribilmente solitaria e la povera Psiche non riesce a trovare marito.(single?)
In questo senso c’è una Psiche in ogni persona ed è profondamente sola.
Ogni persona è in parte figlio di re: troppo bello, troppo perfetto, troppo profondo per il mondo comune.
Quando la donna (uomo) si ritrova sola e incompresa, quando scopre che gente è gentile con lei ma si mantiene un po’ distante, allora ha trovato in sé la natura di Psiche.
E’ una condizione terribilmente dolorosa.(la ferita del re pescatore dov’è?)
Le donne sono (erano) spesso consapevoli di questa situazione, senza tuttavia conoscerne l’origine, che sta nella natura di Psiche, e non ci si può fare nulla (se non accettarla e viverne l’intensità e la potenza, lasciandola esprimere).
Quella parte rimarrà intoccata, non relata, non sposata per la maggior parte della vita.
(E’ la parte “madonna”, e coloro che riescono a sposare questa parte dell’altro, ne restano abbagliati, stravolti, stregati. Si crede, erroneamente, che questa appartenga solo alle donne. NON E’ VERO.
Una donna che riesca a sposare la parte Psiche di un uomo, cosa davvero rara, avrà accesso ad un mondo di semi di vita infinito. Come un uomo a cui sarà concesso di sposare la parte Psiche di una donna, potrà contare a vita su una forza inestinguibile che mai più lo abbandonerà.
PENSATECI e non abbiatene paura)
Quando si cerca di portare la propria Psiche nel dare e prendere dei rapporti quotidiani, si verificano le situazioni più assurde.
Quando Psiche predomina ci si trova davanti ad un compito molto doloroso. Se è donna scoppia in lacrime esclamando “nessuno mi capisce!”, (se è uomo invece, diventa logorroico, strano vero?..la logorrea è afroditica e l’uomo non riesce a fermarsi nel passaggio di mezzo. Se lo fa, entra nella ferita del Re Pescatore)
Ed è vero, nessuno la capisce.
(se al “nessuno mi capisce” la donna non si ferma e quindi NON accetta la sua totale solitudine, scivola nel “fare compulsivo”, che siano i lavori domestici o forme di arte varia o volontariato…non cambia. Non si è fermata e quindi Afrodite ha preso possesso di lei)
Se si conosce questa qualità e si riesce a toccarla, prima che muti in isteria afroditica, la grande bellezza di una Psiche può essere resa cosciente ed una nobile evoluzione può cominciare..
Essere molto belli porta in un problema ancora più complesso.
Marilyn Monroe rappresenta un buon esempio di questa situazione. Adorata da tutti, non riuscì mai ad entrare in un rapporto di vera vicinanza con qualcuno. Alla fine trovò questa situazione intollerabile.
Persone di questo genere sembrano essere portatrici di qualità divine, di una perfezione pressoché inavvicinabile.
Se qualcuno lo capisce, può essere che metta in moto lo sviluppo che viene richiesto a Psiche, ma non è facile.
C’era un film nel quale due persone, entrambe orribilmente sfigurate, s’innamoravano una dell’altra.
Attraverso la magia di Psiche essi si rendevano l’un l’altro infinitamente belle e il film raccontava la storia d’amore tra queste due persone.
Alla fine del fil, la telecamera tornava a riprendere le due immagini sfigurate dell’inizio, ma il pubblico sapeva dove era stato: aveva visto il dio e la dea interiori.

venerdì 12 novembre 2010

mito di Parsifal - 2

Stadi Evolutivi

Secondo la tradizione, tre sono i potenziali stadi evolutivi dello sviluppo psicologico dell’uomo. (attenzione ora vale anche per le donne).
Il modello archetipico presuppone che si passi dalla perfezione inconscia dell’infanzia all’imperfezione inconscia della mezz’età alla perfezione coscia dell’età matura. (3 passaggi in cui Afrodite agisce in processi di Vita/morte/vita)
Si parte da una totalità innocente, nella quale il mondo interiore e quello esterno coincidono, per arrivare alla separazione e differenziazione dei mondi interno ed esterno, con l’acquisizione del senso di dualità della vita (comparsa della COLLISIONE Afrodite/Psiche), e quindi si giunge, finalmente, all’illuminazione, cioè alla riconciliazione cosciente dell’interno e del’esterno in una totalità armonica.
Siamo testimoni dello sviluppo del Re Pescatore dal primo al secondo stadio.
Non abbiamo diritto di parlare dell’ultimo stadio se non abbiamo a termine il secondo ma non abbiamo diritto di parlare dell’unitarietà dell’universo fino a quando non siamo coscienti della sua separazione e duplicità.
(avere o non avere DIRITTO, è importante approfondire la parola diritto, che con “necessità” e “permesso” sono le parole chiave dell’esistenza)
Possiamo ricorrere a tutta una serie di acrobazie mentali per poter parlare dell’unitarietà del mondo ma non abbiamo alcuna possibilità di funzionare veramente in modo unitario se prima non siamo riusciti a differenziare il mondo esterno dal mondo interno. Dobbiamo abbandonare il Giardino dell’Eden prima di poter cominciare il camino verso Gerusalemme Celeste. I due luoghi sono il medesimo e questo è ironico, ma non di meno il viaggio deve essere compiuto.(fate un parallelo: Afrodite ha una “corte”, il Re Pescatore va in “viaggio”)
Il primo passo che porta l’uomo fuori dal Giardino dell’Eden verso il mondo della duplicità è la ferita del Re Pescatore, cioè l’esperienza dell’alienazione e della sofferenza che gli spiana la via verso l’inizio della coscienza.
Il mito ci racconta che il Re Pescatore è ferito all’inguine. Forse ricorderete la storia biblica della lotta di Giacobbe con l’angelo: anch’egli fu ferito all’inguine. Il contatto con qualche cosa di traspersonale (un angelo o un Cristo sotto le spoglie di un pesce) produce la terribile ferita, che chiede incessantemente redenzione.
La ferita all’inguine significa che l’uomo è ferito nella sua capacità generativa, nella sua capacità di relazione.
(e’ il caso di fermarsi e vedere la relazione Afrodite/Re Pescatore. Compulsione per la fertilità/sterilità – e ancora: guardiamoci intorno in questo momento storico, che succede? In che direzione va la politica, e il privato? Tu, i tuoi famigliari, i tuoi amici, l’amante, i colleghi………ecc)
Una versione della storia narra che il Re Pescatore fu ferito da una freccia che gli trafisse entrambi i testicoli e che in essi rimase conficcata, senza possibilità di essere spinta fuori. Anche qui, il Re Pescatore viene descritto come un uomo troppo malato per vivere eppure incapace di morire.
L’alienazione dell’eroe, lo smarrimento è nell’uomo/donna moderni: la ferita del re Pescatore è il nostro marchio (zoom..e Afrodite dov’è?).
(Esiste qualcuno che non abbia dovuto assistere alla propria o altrui agonia della ferita del Re Pescatore?
Quante donne lo hanno visto, negli uomini che le circondavano, magari prima che essi stessi se ne rendessero conto?
Cos’è quel senso di offesa e incompletezza che poi ne consegue e che diventa una voragine che si cerca di colmare di continuo a mai si colma?
Quante donne si portano questa ferita senza rendersene conto? Quanti uomini riconoscono nelle donne che hanno accanto questa ferita che tanto bene conoscono? Chiediamocelo. ORA)
Questo tipo di sofferenza può indurre a fare cose idiote, nel vano tentativo di curare la ferita e porre sollievo alla disperazione che prova. Di solito cerca un’inconscia soluzione al di fuori di sé e si lamenta del lavoro, del matrimonio, della sua posizione sociale nel mondo.
Il Re Pescatore giace nel proprio letto di dolore, geme, piange, soffre. Non trova tregua, se non quando pesca.
Questo per dire che la ferita, che rappresenta la coscienza, è tollerabile soltanto quando il ferito compie il suo lavoro interore, portando avanti quel compito di coscienza che ha inavvertitamente avuto inizio con la ferita della sua giovinezza. Questa stretta associazione con l’attività del pescare assumerà presto un ruolo importante nella nostra storia.
(Ieri è successa una cosa buffa: Ruben che è stato sempre patito per la pesca e da un anno invece non s ne interessa più, rivolgendosi invece ad altre attività dove è lui protagonista in prima persona e dove si mette in gioco al 100%, ha visto un ragazzino con le canne da pesca in bici e ha detto “ io non pesco più, sono cresciuto”……strana coincidenza con questo discorso che stiamo facendo, non credete?)
Il Re Pescatore presiede la sua corte nel castello del Graal, dove viene conservato il Sacro Graal, il calice dell’ultima Cena.
La mitologia c’insegna che il re che regna sulla nostra corte più profonda determina il tono ed il carattere della corte stessa e quindi di tutta la nostra vita.
Se il re sta bene, noi stiamo bene, se le cose vanno bene all’interno, vanno bene anche all’esterno. (vi consiglio di guardare questo “Siamo mutevoli” che rende l’idea)
Poiché la corte interiore dell’uomo occidentale di oggi è presieduta da un re Pescatore ferito, possiamo aspettarci che all’esterno vi siano molta sofferenza e alienazione.
E in effetti così è: il regno non prospera, i raccolti sono modesti, le fanciulle appassite e sterili, i figli resi orfani. (zoom sulle separazioni, please)
Questo linguaggio eloquente mostra come le fondamenta archetipe ferite si manifestino nei problemi dela nostra vita esterna.





giovedì 11 novembre 2010

mito di Psiche - 1


Mia premessa (elisa)

Non se ne dolgano gli uomini e non se dolgano le donne.
Nel guardare questi due miti, dalla nascita dell'uomo a oggi, si è sempre guardato a donne ed uomini separatamente.
Ora non è più così, come ci è dato di vedere nell'evoluzione della nostra specie. quindi questo "lavoro" che stiamo facendo, serve proprio a delimitarne dei nuovi confini, ed è IMPORTANTE, non procedere con pregiudizio settoriale o sessista, ma mettersi in discussione totalmente, uomini o donne, in modo da poter ridefinire, in tempo REALE, i cambiamenti avvenuti ed in evoluzione.

La nascita di Psiche


Inizio di Ogni storia

La nostra storia comincia con le parole “c’era una volta un regno”.
Una miniera d’informazioni e indicazioni ci viene promessa da queste poche parole. Ci sono una regina, un re e tre figlie. Le due figlie maggiori sono comuni (…zoom..) principesse, non hanno nulla di particolare.
La terza figlia, Psiche, è una persona straordinaria. E’ bella, affascinante, tanto simile ad una dea nel portamento, nell’eloquio, nell’intera personalità, che intorno a lei si è sviluppata una profonda venerazione. La gente comincia a dire “Ecco la nuova Afrodite, ecco la nuova dea”.
Ora, Afrodite era un’antica dea della femminilità che governava da sempre, sin dagli inizi: nessuno sapeva esattamente da quanto tempo. Ma la gente cominciava a dire che Psiche stava prendendone il posto. ( il potere?).
Nel linguaggio bello e poetico del mito, le ceneri dei fuochi sacramentali di Afrodite si stavano raffreddando.
La diversa origine dei due personaggi , Afrodite e Psiche, è significativa.
Quando i genitali del dio Urano furono tagliati e gettati nel mare (….zoom…) , essi fecondarono le acque..e ne nacque Afrodite.
Il dipinto di Botticelli  “Nascita di Venere  -Afrodite romana “  illustra Venere che nasce da un’onda su una conchiglia.
Psiche, si dice sia nata da una goccia di rugiada caduta dal cielo sulla terra. ( da notare i diversi movimenti vettoriali)
E’ da questo punto che cercheremo di districare il mito.
(attenzione: come per il re Pescatore, ci troviamo davanti un unicum composto da due parti totalmente differenti).
La differenza tra le due nascite, se adeguatamente compresa, rivela la diversa natura queste due dee.
Afrodite è una dea nata dal mare: rappresenta una femminilità primordiale, oceanica. Viene da un tempo evolutivo pre-conscio, si trova a suo agio nel fondo de mare, dove tiene la sua corte. (zoom sulla situazione e sul termine “corte”)
E’ la dea della fertilità acquitrinosa, governa l’inconscio, simbolizzato dalle acque marine (liquido amniotico, luna). Di conseguenza, non è facilmente avvicinabile nei termini normali, coscienti, umani.
E’ difficile destreggiarsi con la femminilità oceanica, è un po’ come discutere con l’onda di una marea. E’ difficile toccare o scendere a patti con la natura afroditica, tipica della femminilità primitiva.
La si può ammirare o venerare (venerare da Venere) o farsene schiacciare oppure si può scegliere la via del mito, cioè l’evoluzione verso un nuovo livello di femminilità, impersonato da Psiche.
Queste sono le scelte possibili.
Ogni donna (e uomo!)  ha in sé un’Afrodite che è facilmente riconoscibile, essendo le sue caratteristiche la vanità, la sensualità connivente (zoom), la fertilità e la tirannia quando si arrabbia.
Ci sono storie meravigliose su afrodite e la sua corte. La dea ha un’ancella che le cammina davanti reggendo uno specchio, di modo che essa possa costantemente ammirarsi. Qualcuno fabbrica costantemente profumi per lei, che è gelosa e non tollera alcuna concorrenza (ancora potere).
Sta perennemente a combinare matrimoni e non si sente soddisfatta fino a quando tutti non si mettono operosamente a perseguire i suoi obiettivi di fertilità.
Queste donne (uomini) che combinano le coppie e non si sentono soddisfatte se sanno che fra le loro conoscenze è rimasto uno scapolo sono delle afroditi.
In effetti si può vedere Afrodite operare ovunque. In ogni supermercato Afrodite parcheggia il suo carrello di traverso, in mezzo al corridoio e dice “Se non mi corteggiate, dovrete, almeno (!) scontrarvi con me”. Questa è Afrodite, uomo o donna che sia.
E’ molto imbarazzante per una donna o uomo moderno, ragionevolmente intelligente e colta/o, scoprire Afrodite dentro di sé e tutti i trucchetti primitivi ed istintivi di cui serve. Ci sono donne (uomini) che schiumano di rabbia se i loro mariti (mogli) deviano 1 centimetro dalla linea dritta e stretta che esse hanno tracciato per loro. Questa è Afrodite.

E’ naturale e ovvio che quando un nuovo tipo di femminilità compare sul palcoscenico dell’evoluzione, Afrodite, dea incazzosa dell’antica femminilità, si adiri. Perché lei si trova oltre la morale, lei viene prima (zoom) dell’epoca della morale.
Userà tutti i mezzi in suo possesso per sconfiggere la sua rivale. E’ a tutti gli effetti, la VERA strega.
Ogni donna (uomo) conosce questa situazione attraverso le proprie improvvise regressioni alla natura afroditica, la quale rappresenta per la donna (uomo), quando vi soccombe, una figura terrificante.
Ogni uomo trema solo all’idea, perché gli uomini sono terrorizzati da Afrodite (ancor peggio se dentro la propria).
Sarà un nucleo famigliare e sereno quello dove lui, lei, figli, potranno dirsi reciprocamente “hey , tesoro, ricordi Afrodite..?”. (non credano gli uomini di esserne esenti, fatevi risuonare Afrodite in voi, da qualche parte la troverete)
E’ tuttavia Afrodite una persona di grande valore perché rappresenta la maternità basilare, istintiva, necessaria alla riproduzione della specie.
Con il passare del tempo vedremo che Afrodite non annienta Psiche, al contrario, farà tutto ciò che occorre per farla crescere (superzoom!!!), benché sia talmente sgradevole nel trattare la questione da dare l’impressione di non meritare gran credito.

(inciso importante) Una delle cose belle della struttura dell’inconscio (non conosciuto) della personalità umana è che, quando viene il tempo della crescita, le antiche abitudini, i modi antichi, lastricano la strada e danno il benvenuto al nuovo. Sembra che perseguitino ad ogni istante la nuova crescita, ma, chissà…forse quello è modo giusto per far nascere un nuovo livello di coscienza.
Spesso, quando una nuova crescita si mette in moto, sembra che accadano le cose più spaventose e tuttavia, in seguito, si vede che si trattava esattamente di ciò che ci voleva.
Afrodite, continuamente criticata com’è, fa di tutto per rendere possibile lo sviluppo di Psiche.
Si è molto positivi dopo , ma è doloroso come l’inferno mentre sta accadendo.
(Vita/morte/vita)
Mentre il processo è in atto, ci si sente dentro una sorta di caotica guerra evolutiva.
Il vecchio (in questo caso la natura afroditica) è regressivo e spinge all’indietro, verso l’inconsapevolezza e, allo stesso tempo, forza in avanti, verso una nuova vita, qualche volta con grande rischio.
E’ possibile che l’evoluzione possa svolgersi i un altro modo: può anche essere che a volte, Afrodite sia l’unico elemento che può promuovere la crescita. Ci sono donne, per esempio, che non crescerebbero se non incappassero in una suocera tirannica perché Afrodite si rivela regolarmente nelle suocere (potere di nuovo!) e anche la matrigna cattiva  ne costituisce un esempio.
(Anche l’uomo che riesce a reagire ad una moglie tirannica, evolve la sua parte afroditica, nell’altro mito vedremo come).

La gran parte dell’inquietudine della donna e dell’uomo moderni, deriva dalla COLLISIONE tra la natura di Afrodite e la natura di Psiche insite in noi.
Avere un quadro di riferimento che serva a capire il processo può essere d’aiuto, perche se si riesce a vedere, in tempo reale (zooooooooooooooooom), ci si trova già su un’ottima strada verso una nuova coscienza (nascita/punto di partenza = causa primaria).
Per noi riconoscere Afrodite è di PRIMARIA importanza.  Per uomini e donne, riconoscerla in sé e negli altri, porta a comprendere cosa NON fare, e ci si sente meglio.


mercoledì 10 novembre 2010

Uomo/Donna e viceversa - futuro possibile



Ho ritrovato due vecchi librettini della Lyra Libri che non esistono più. L'autore non ve lo dico, ma lo rivelerò alla fine del lavoro che vi voglio proporre. 
E lo stesso vale per il motivo per cui lo sto facendo.
Prendetelo come un gioco a quiz....infondo vedremo quanti punti avremo preso!




mito di Parsifal - paragrafo 1

Il Re Pescatore

La nostra storia comincia con il castello del Graal in un momento molto problematico.
Il Re Pescatore, sovrano del castello, è stato ferito e le sue ferite sono tanto gravi che egli non può più vivere, pur essendo incapace di morire.
Si lamenta, chiede aiuto, soffre perennemente.
La terra si trova in uno stato di desolazione, poiché la terra rispecchia le condizioni del suo re, tanto all’interno (psiche), quanto all’esterno, nel mondo fisico.
Il bestiame non si riproduce, i semi non germogliano, i cavalieri vengono uccisi, i bambini sono orfani, le fanciulle piangono: ovunque c’è lutto, perché il Re Pescatore è ferito.

L’idea che il benessere di un regno, dipenda dalla virilità o dal potere del suo sovrano è piuttosto comune, specialmente tra le popolazioni primitive (zoom).
Tutt’ora, in certe parti primitive della terra, vi sono regni in cui il re viene ucciso quando non può più produrre eredi.
Egli viene semplicemente ucciso in modo rituale, qualche volta lentamente, qualche volta orribilmente, poiché si crede che il regno non prospererà sotto un re che si sta indebolendo.
Tutto il castello del Graal è in pena perché il Re Pescatore è ferito.
Nel mito l’inizio ha due versioni, perché due sono i punti di vulnerabilità: la bocca e l’inguine. (importante prestare grande attenzione a questi due punti)
·         Anni addietro, nella prima adolescenza, quando il Re Pescatore conduceva una vita nomade da cavaliere, errando per i boschi era giunto ad un accampamento. Tutte le persone avevano lasciato l’accampamento, ma c’era un salmone che arrostiva ancora sullo spiedo.
Il cavaliere aveva fame: prese un pezzetto di salmone bollente dallo spiedo, si scottò le dita, le mise in bocca per sanarle, ma un pezzetto di salmone bollente (da sempre il simbolo del pesce evoca Cristo) gli rimase in bocca, ferendolo.
·         Anni addietro, nella prima adolescenza, quando il Re Pescatore sopraffatto dall’amore passionale uscì a caccia di esperienze amorose, si scontrò con un altro re, un pagano musulmano, che, avendo avuto visione della Vera Croce, era uscito a cercarla.
Appena si videro, si lanciarono, armi in resta, l’uno contro l’altro. Ci fu un terribile scontro in cui il re pagano perse la vita e il Re Pescatore ricevette la ferita all’inguine che avrebbe devastato il suo regno per così tanti anni.
Il Re della Visione ed il Re dei Sensi si affrontano in un tremendo duello.
L’istinto a la natura ora improvvisamente toccati da una visione dello spirito, si scontrano con il puro spirito toccato dalla visione dell’stinto e della natura!
Questo è il crogiuolo in cui l’evoluzione più alta può avere luogo…oppure un conflitto mortale, capace di distruzione psicologica.(zoom)
Rabbrividisco di fronte alle implicazioni di questo scontro, poiché esso ci lascia l’eredità della nostra natura sensuale uccisa e della nostra visione cristiana penosamente ferita.

Difficile che un uomo moderno possa sfuggire a questa collisione nel corso della sua vita, ed è probabile che ne esca nel triste stato descritto dalla nostra storia.
La sua passione è morta, uccisa, e la sua visione è gravemente ferita.
C’è molto da imparare dalla simbologia del Re Pescatore ferito.
Il salmone (visione Cristica) ferisce il giovane: il ragazzo, nella prima adolescenza entra in contatto con un qualcosa della natura cristiana che c’è il lui, ma lo fa troppo presto.
Ne viene inaspettatamente ferito e allora lo lascia immediatamente cadere come se scottasse, ma un pezzettino entra nella sua bocca ed egli non potrà mai dimenticare questa esperienza: il suo primo contatto con quella che, più avanti nella vita, sarà per lui redenzione, ora è solo ferita.
Il primo impatto con la Coscienza, in adolescenza è una Ferita e una Sofferenza.
La prima esperienza del Giardino dell’Eden è vissuta come ferita e sofferenza, e sarà redenta (raramente) dall’illuminazione, solo molti e molti anni più tardi.
La maggior parte degli uomini occidentali sono Re Pescatori.
Tutti i ragazzi inciampano in qualche cosa che è più grande di loro: procedono lungo il loro sviluppo maschile ed a metà strada lo lasciano cadere perché scotta troppo e ne consegue una certa amarezza, un senso di totale sconfitta, perché, come il Re Pescatore, non riescono né a convivere con la nuova coscienza che hanno sfiorato e neppure a lasciarla cadere del tutto.
Ogni adolescente riceve la ferita del Re Pescatore: non potrebbe mai procedere lungo la strada della coscienza se così non fosse.
La chiesa definisce questa ferita “felix culpa”, la “colpa” felice (importantissimo questo passaggio!!), che apre la via al processo di redenzione.
E’ l’abbandono del Giardino dell’Eden, il graduale spostamento da una coscienza ingenua alla coscienza di sé (o coscienza cristica).

E’ estremamente doloroso guardare un giovane che prende coscienza che la vita non è soltanto gioia e felicità: assistere alla disintegrazione della sua bellezza, fede ed ottimismo infantile.
E’ molto doloroso ma NECESSARIO (ricordatevi bene questo termine): se non veniamo espulsi dal Giardino dell’Eden, non vi è alcuna possibilità di una Gerusalemme Celeste.
La liturgia cattolica del Sabato Santo recita un bellissimo verso: “ Oh felice caduta, occasione sublime di una redenzione sublime!”
(Fate molta attenzione a questo passaggio, dove la fede cieca, lascia lo spiraglio per vedere la realtà delle cose, ed uscire dalle illusioni: questa è la Ferita).
La ferita del Re Pescatore può coincidere con un evento specifico, come per esempio subire un’ingiustizia, l’essere accusati di qualche cosa che non si è commesso.
Jung racconta nella sua biografia che, una volta, un professore lesse i compiti dei suoi compagni di scuola in ordine di merito, senza leggere il suo. Alla fine il prof disse “ E ora qui c’è il compito senz’altro migliore, ma che è stato sicuramente copiato. Se avessi trovato il libro da cui è stato copiato, non esiterei ad espellere questo studente”. Jung, che si era molto impegnato per quel compito, vide la realtà di come gli altri lo vedevano, non ebbe più “fede” nel professore e nella scuola.
Questo episodio fu una delle ferite del Re Pescatore di Jung, che lo portò in un percorso doloroso, poi ovviamente redento, come abbiamo potuto vedere.

Proviamo 'sto blogghe....

Detesto i blog..lo ammetto, mi sono sempre stati molto antipatici, ne ho aperti 20 e non li ho mai usati…..se trovate elibu00 sparsi, sono tutti miei tentativi falliti miseramente.
Il blog richiede costanza, coerenza, voglia di farsi vedere
Però ora mi pare l’unico modo per rendere visibile questo lavoro che ho intenzione di fare e quindi renderlo accessibile e commentabile..quindi riproviamo!