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domenica 28 novembre 2010

mito di Parsifal - 7 - il mentore e la Madre


Diceva Jung “il mentore, chiunque esso sia, distruggerà se stesso e il suo lavoro, se non saprà suicidarsi a se stesso ed al suo allievo, nel giusto momento di farlo”.
E cominceremo a toccare il materno ed i suoi sensi..di tutti i generi…
Andiamo a vedere..

Gournamond

Parsifal scopre allora Gournamond, un mentore, un padri­no.
Per un ragazzo sul punto di diventare uomo un padrino è una vera grazia. Il padre è probabilmente ormai stanco, oppure la comunicazione si è fatta labile quando il ragazzo si è affacciato all'adolescenza, momento in cui, ancora ben lungi dall'essere indipendente, è tuttavia anche troppo or­goglioso per rivolgersi al padre sulle questioni intime. Sono rare, ai nostri giorni, le famiglie in cui l'intimità tra padre e figlio adolescente permane. E il momento in cui il ragazzo ha bisogno di un padrino, di un uomo che continui ad edu­carlo dopo che il padre ha perso il contatto con lui.
Gour­namond è il padrino archetipico e dedica un anno all'edu­cazione di Parsifal alla cavalleria. (riflettiamo su CHI e sul COME sono stati i nostri padrini e madrine)
Gournamond dà a Parsifal dei consigli vitali per entrare nello stato di uomo: non dovrà mai sedurre o farsi sedurre da una fanciulla e dovrà cercare il castello del Graal con tutte le sue forze. (per una donna vale lo stesso discorso? Perché ora le ragazze si comportano seguendo questo consiglio? Perché il graal deve sempre essere messo al primo posto? Perché io, elisa, l’ho sempre messo al primo posto?)
Che valore avrebbe la cavalleria, se non fosse per questo nobile scopo?
Nello specifico, Parsifal dovrà porre una certa domanda («Chi serve il Graal?») quando avrà raggiunto il castello.(servire il Graal…zooommmm…servire il..non essere serviti dal…)
 Entrambe le istruzioni di Gournamond meritano una riflessione e troveranno pre­sto il loro posto nella nostra narrazione.
(Guardiamo bene il comportamento che dovrebbe avere un maestro: dà istruzioni, chiare precise. Non è una mamma che accompagna, né un oracolo da mettere sull’altarino. E’ un tecnico. A domanda risponde. Punto. E tutti i guru/psicotutto/opinionisti/medici/olismo vario ed eventuale sono maestri? NO!! Sono persone che vogliono il potere su di noi, esattamente come qualunque politico o padrone. Pensateci e distaccattavene IMMEDIATAMENTE)
Dopo che ha ricevuto queste istruzioni, Parsifal si ricorda improvvisamente della madre e parte alla sua ricerca. Forse siamo in grado di reggere soltanto una certa quantità di ma­scolinità, dopo di che sentiamo il bisogno di rimetterci in contatto con l'energia femminile materna.(zoommmmmmmm)
Così, il giovane parte alla ricerca della madre e scopre che, poco dopo la sua partenza, lei è morta di crepacuore. Ricorderete che il suo nome significava 'Tristezza del Cuo­re', una qualità che fa parte della maternità. (la gestione del dolore materno è in strettissima correlazione con Psiche. Non saperla elaborare e morirne, indica un malsano attaccamento, un possesso - eccola qui Afrodite che si rifà viva..mai domata! - . La madre del singolo, potrà superare ogni dolore, solo quando diventerà una Madre Universale…pensateci..lo rivedremo dall’altra parte)
 Naturalmente, Parsifal si sente profondamente in colpa per la morte della madre, ma anche questo fa parte del suo sviluppo maschile.
(qui la Grande Colpa del maschile, a tutt’oggi presente in tutti noi, uomini e donne…warning!)
Non c'è figlio che possa acquisire lo statuto di adulto senza essere stato, in qualche modo, infedele alla madre. Se le rimane accanto, per confortarla e consolarla, non uscirà mai dal complesso materno. Spesso la madre fa di tutto per trattenere il figlio accanto a sé. Uno dei modi più sot­tili consiste nell'incoraggiarlo a esserle fedele, ma se lui le cede, lei si ritroverà accanto un figlio gravemente ferito nella sua mascolinità. Il figlio deve andarsene e lasciare la madre, anche se questo può apparire come meschina in­fedeltà, e la madre deve sopportare questo dolore. In segui­to, come Parsifal, il figlio può tornare dalla madre e trovare con lei un nuovo modo di relazione, a un altro livello; ma questo può accadere soltanto dopo che lui avrà conquistato la propria indipendenza e trasferito il suo affetto su un'altra donna, vuoi all'interno, sulla propria parte femminile, vuoi all'esterno, su una donna reale della sua generazione. Nel mito, quando Parsifal parte, la madre muore: forse ci trovia­mo in presenza di quel tipo di donna che riesce a esistere solo in quanto madre e che muore quando questo ruolo le viene tolto perché non riesce a essere una donna indivi­duale ma soltanto una 'madre'.

Mi fermo qui. Credo che in ognuno di noi, questo piccolissimo passaggio, abbia fiumi ed oceani di tutto da far uscire….in buona parte molto dolorosi.
Come ogni mentore vi dò istruzioni:
- non abbiate paura a far uscire ciò che è rimasto strozzato e rinchiuso per anni
- mettetevelo davanti e guardatelo con gli occhi di ORA e non di ALLORA, vedendolo in modo oggettivo
- poi prendetelo nel cavo della vostra mano e soffiateci sopra, sorridendo
Qui ora scende molta neve sui limoni…la giornata giusta per portare a candore il nostro cuore e farlo diventare Quore..buon lavoro ragazzi...con tutto il mio Quore...

2 commenti:

  1. Riuscire ad esistere solo in quanto madre.
    Riuscire ad esistere solo se si esiste per qualcuno.
    Riuscire a sopportare la propria vita solo infliggendola ad altri.
    Che pesi disumani!

    Non riuscire a capire che l'esistenza una volta iniziata, diventa nostra.
    E l'imposizione del ricatto "ti ho dato la vita quindi..." anche perché:
    -)la vita si riceve a scatola chiusa e senza garanzia
    -)fin dal suo inizio la creatura lotta per sopravvivere
    -) ognuno ha ricevuto una vita e quindi non ne deve un'altra a qualcun altro
    -) se la vita è dono lo sia per sempre
    -) se non è dono, a maggior ragione non c'è bisogno di grazie-prego-scusi

    E infine fondamentale e verissimo: qualsiasi "guru/psicotutto/opinionisti/medici/olismo" ecc in realtà impongono un potere. Surrogano. E il ciclo si ripete.

    Clicco eccezionale, Elisa.
    :-)

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  2. Susanna Garavaglia30 novembre 2010 12:07

    E' tutto un gioco di tira e molla, il guinzaglio di elastico, un lungo guinzaglio di elastico, ma sempre di guinzaglio si tratta. Mi chiedo cosa sia la fedeltà ad una madre, forse il restare abbarbicato/a per paura della ferita. Il Re Pescatore per sanare la sua ferita deve imparare a non chiamare ferita la realtà...Siamo sempre lì, quando i veli incominciano a cadere ne arrivano altri, ed altri ancora...Poi, forse, la vista si fa più pulita e si smette di raccontarsi frottole....I guru? Ho tolto la veste da un paio di anni..mi é rimasto soltanto un cuore sgurato...

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